15.9.18

Fede e Opere

XXIV Domenica, B

Nella seconda lettura oggi abbiamo un brano famoso dalla Lettera di San Giacomo:

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? (2, 14)

Entriamo così nella storia spinosa della questione di fede e le opere. Come sappiamo, era una delle faccende grandi della cosiddetta Riforma protestante. Sappiamo inoltre che la Lettera di San Giacomo non piacque a Martin Lutero; lui che diceva sola scriptura la chiamò una lettera di paglia.

La prima cosa da dire sulla questione di fede e opere è che la salvezza non viene dalle opere. Non c’è nulla che potremmo fare per guadagnare né meritare la salvezza che abbiamo in Cristo. La salvezza è una gratuità, un dono che viene dalla bontà infinita di Dio, e la riceviamo noi non perché siamo buoni ma malgrado che siamo peccatori. Siamo salvi perché Dio è buono, e nonostante la nostra relativa bontà o cattiveria.


La salvezza viene, invece, dalla fede. Ma quando diciamo che la fede salva, dobbiamo precisare che in questo senso la fede è intesa come la fedeltà di Gesù Cristo. È la sua fedeltà che salva – la sua fedeltà alla sua missione, al suo sacrificio, e alle sue promesse a noi. Quindi, quando parliamo della nostra fede – la fede come una delle virtù teologali – si tratta della capacità o l’abitudine di affidarsi, anzi abbandonarsi, alla fedeltà di Gesù Cristo.

Quando ci affidiamo alla fedeltà di Gesù Cristo, cioè quando abbiamo fede, la vita beata di Dio trova dimora in noi, e le grazie e le benedizioni che sgorgano dalla beatitudine infinita della vita della Santissima Trinità iniziano a zampillare in noi. Per esempio, quando ci rendiamo conto di quanto Dio ci ha amati, diventiamo capaci di amare il nostro prossimo con lo stesso amore divino che abita in noi.

Questa è la relazione tra la fede e le opere. Le opere scorrono dalla vita di fede, da una vita di affidamento alla fedeltà di Gesù Cristo affinché la bontà infinita di Dio fa dimora in noi e le sue grazie e benedizioni iniziano a traboccare nelle nostre parole, il nostro modo di relazionarsi, lavorare, ecc.

Papa San Leone Magno scrive: Colui che è misericordia vuole che tu sia misericordioso, e colui che è giustizia vuole che tu sia giusto, perché il Creatore brilli nella sua creatura e l'immagine di Dio risplenda, come riflessa nello specchio del cuore umano, modellato secondo la forma del modello. (Ufficio delle letture, XXIII Domenica di T. O.)

Ecco la nostra vocazione: diventiamo uno specchio che riceve l’amore e la misericordia di Dio e le riflette alle persone che incontriamo.

In questo senso possiamo capire la Lettera di San Giacomo quando dice, la fede, se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. (2, 17) La fede, come abbiamo visto, è un processo spirituale per il quale la vita di Dio dimora in noi. Allora, dato che la vita di Dio è una vita infinitamente buona, creativa, e misericordiosa, questa vita divina non può vivere in noi senza esprimersi, in qualche modo, nel nostro agire. Quindi, se non c’è nulla di beato o misericordioso nelle nostre parole e azioni, questo è un segno che la nostra fede è morta – o meglio, che abbiamo perso la vera fede, la fede vivente.

A questo punto vorrei dire che è importante evitare la tentazione che va così: io mi rendo conto che non riesco molto bene ad amare il mio prossimo, e ancora meno il mio nemico come il Signore comanda, e in tanti altri modi mi sembra che le mie opere da cristiano siano piuttosto deboli. Tutto questo vuol dire che la mia fede è morta?

No. Ci sono tante difficoltà che ci vengono incontri e rendono difficile la pratica della vita cristiana. Ci sono i miei propri peccati, e molte altre situazioni che non vanno bene per nessuna colpa mia. Quindi, non ci preoccupiamo. Invece, la cosa importante è di rinnovare sempre l’atto di affidamento alla fedeltà di Gesù Cristo e pregare lo Spirito Santo la grazia di vedere i modi in cui la vita beata di Dio sta già scorrendo da noi, perché sicuramente ci sono.

(Infatti, accade spesso che Dio nasconde un po’ la vita di grazia che vive nei suoi santi – sto parlando di noi, cari fratelli e sorelle – e questa è una misericordia, perché in questo modo Dio protegge i suoi santi dalla tentazione della superbia.)

Insomma, rinnoviamo la nostra fede, cioè, rinnovare il nostra affidamento alla fedeltà di Gesù Cristo. E chiediamo in preghiera la grazia della visione spirituale che vede i tanti modi in cui Dio opera in noi, attraverso il nostro affidarsi a lui, per il nostro bene, per il bene del nostro prossimo, e anche per la salvezza del mondo.

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