2.9.17

Le Nostre Croci

(XXII Domenica, A)

Questo brano del vangelo di San Matteo che abbiamo appena sentito e quello della Domenica scorsa formano un insieme, un singolo discorso molto profondo sulla missione di Gesù Cristo e la vita di coloro che lo seguono, i cristiani.

Dunque, per iniziare ci ricordiamo del vangelo della Domenica scorsa, quello della grande confessione di San Pietro, Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente e l’annuncio dello stesso Gesù che edificherebbe la sua Chiesa sul fondamento saldo della ‘pietra’ di questa confessione di fede. E tutti noi, come Chiesa, come cristiani, siamo eredi della rivelazione e della grazia di questo grande momento nella storia della salvezza.

Ma dopo questo momento così gioioso e profondo della fondazione della Chiesa e il conforto e coraggio che viene dalla promessa che le potenze degli inferi non prevarranno su di essa, arriviamo alla parte del brano, forse più difficile, che abbiamo oggi.


San Matteo scrive,
«Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.»
Anche se nella lettura qui [nel foglio], la classica espressione liturgica in quel tempoin illo tempore in latino – sostituisce questo da allora che ha scritto San Matteo, il senso di da allora qui è molto importante.

È importante perché è proprio dopo che Pietro – e anche nel nome degli altri discepoli, possiamo presumere – ha fatto la confessione perfetta di chi è Gesù Cristo, da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva soffrire molto, venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Dopo che i discepoli capiscono che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, allora è venuto il momento giusto per insegnarli cosa vuol dire essere il Cristo.

E dal vangelo oggi vediamo chiaramente che credere in Gesù è una cosa, ma capire cosa vuol dire essere il Cristo è un’altra. Perché quando Gesù cerca di spiegare la sua missione in Gerusalemme, il destino della sua Passione, Pietro cerca di rimproverare il Signore, dicendo, Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!

Pietro aveva accolto bene il dono della fede, ma non capisce ancora cosa significa.

La stessa sfida esiste anche per noi, cari fratelli e sorelle. È relativamente facile credere in un dio che è qualche essere supremo, che si siede in un cielo lontano, distribuendo favori ai buoni (e forse punizioni ai cattivi), ma è qualcosa abbastanza diversa affrontare che il Dio vero è rivelato per noi come un bambino indifeso e poi come un uomo condannato sulla croce. Il Crocifisso rivela un’onnipotenza così strana per la nostra solita maniera di pensare … un’onnipotente inchiodato alla Croce, che non può neanche muoversi.

Gesù Cristo è la rivelazione che il vero potere si trova nell'umiltà, nel dono di sé per gli altri.

E proprio questo è l’ultimo passo del nostro vangelo oggi; dopo aver spiegato che lui stesso deve andare a Gerusalemme, soffrire molto, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno, Gesù si rivolge a coloro che sarebbero i suoi discepoli:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.»

La vita di un cristiano è una partecipazione nella vita di Gesù Cristo, e per questo comprende la Croce. E come sappiamo bene, le nostre croci non mancano mai. Ci sono quelle che vengono dalle difficoltà e dalle sventure di questa vita, croci che probabilmente non sceglieremmo. Ma ci sono le croci che guadagniamo quando accettiamo la grazia di rinnegare noi stessi per dare la nostra vita agli altri.

Non è facile questa vita alla quale Gesù ci chiama. Come la sua, le nostre croci possono essere abbastanza pesanti. Ma c’è una grande speranza in tutto questo, perché non portiamo le nostre croci da solo. Come Chiesa, noi siamo il Corpo mistico di Cristo, e Cristo stesso porta la Croce con noi.

Uno dei martiri del Vietnam, di nome Paolo, prima di essere decapitato, ha scritto una lettera ai seminaristi. Lui scrive,
In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me. Egli, nostro maestro, sostiene tutto il peso della croce, caricando su di me la minima e ultima parte: egli stesso combattente, non solo spettatore della mia lotta; vincitore e perfezionatore di ogni battaglia. (Ufficio delle letture, 24 novembre)
Questa speranza va anche per noi. Seguiamo il Signore. Secondo la sua parola, prendiamo la nostra croce. E se la prendiamo con umiltà e preghiera, scopriremo che il Signore Gesù stesso la porta.

Nessun commento:

Posta un commento