8.7.17

Umiltà

XIV Domenica, A

Le scritture di questa Domenica ci invitano a riflettere sull’umiltà di Dio.

La profezia di Zaccaria che abbiamo ascoltato nella prima lettura dice che il nostro Salvatore verrà in modo umile, proprio con una umiltà che spezzerà le armi della violenza umana.

Poi nel vangelo, il nostro Signore stesso ci invita:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.»

Il Signore Gesù è mite e umile di cuore, e in lui troveremo ristoro per la nostra vita. Questo ristoro è la salvezza che abbiamo in Cristo, e, infatti, è la sua umiltà di cuore che ci salva.


Come San Paolo canta nella lettera ai Filippesi,

«Egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo la condizione di servo,
diventando simile agli uomini.» (2, 6-7)

Perché questo umiliarsi, questo svuotarsi in cui il Figlio di Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, assume la nostra umanità nella vita terrena di Gesù? Perché nell’incarnazione del Verbo di Dio, la vita beata di Dio stesso si apre alla nostra umanità, facendosi disponibile a noi, perché noi possiamo entrare nella beatitudine divina … e proprio questo si chiama salvezza.

Nell’umiltà di Dio, il Figlio assume la nostra umanità perché noi, con la nostra propria umanità, possiamo entrare in Dio. In questo senso, siamo salvati per mezzo dell’umiltà divina.

«Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.» (2 Corinzi 8, 9)

Così, in poche parole, San Paolo dice la stessa cosa. E la ricchezza che riceviamo in Cristo è la salvezza della grazia divina, che comporta in sé la pace, la riconciliazione, la guarigione, e la creatività divina.

C’è un altro aspetto importante in questo. Anche fa una parte della nostra vita da cristiano, cioè da coloro che hanno ricevuto la salvezza di Gesù Cristo, un certo entrare nell’umiltà dello stesso Gesù. L’umiltà è indispensabile per costruire e vivere una vita spirituale, cioè una vita vissuta nello Spirito.

Su questo ho trovato un bel brano di Sant’Agostino. Lui scrive:

«Se pensi di costruire l'edificio alto della santità, prepara prima il fondamento dell'umiltà. Quanto più grande è la mole dell'edificio che uno desidera e progetta d'innalzare, quanto più alto sarà l'edificio, tanto più profonde scaverà le fondamenta. Mentre l'edificio viene costruito, s'innalza bensì verso il cielo, ma colui che scava le fondamenta scende nella parte più bassa. Dunque anche una costruzione prima d'innalzarsi si abbassa e il coronamento non è posto se non dopo l'abbassamento.» (Discorso 69, da La Bibbia Commentata Dai Padri, 1/1, p. 380)

La nostra vita da persone salvate, da persone che si trovano in Cristo, comincia dall’umiltà, perché la vita cristiana e una vita di servizio, della lavanda dei piedi secondo l’esempio del Signore stesso. E come l’umiltà divina apre per noi la salvezza che si trova nella vita beata della Santissima Trinità, così noi troviamo la pace e la serenità di questa vita redenta e rinnovata nel nostro umile servizio degli altri.

Nessun commento:

Posta un commento