24.6.17

Il Dono di Grazia Non è Come la Caduta

XII Domenica, A

Oggi, nella seconda lettura, abbiamo, secondo me, una delle formulazioni teologiche più profonda e bella di San Paolo. Lui scrive, parlando della salvezza che abbiamo in Cristo, che

«il dono di grazia non è come la caduta.» (Rm 5, 12)

Cerco di spiegare perché mi sembra così importante.


È facile avere un’idea semplice della storia della salvezza: Dio ha creato il mondo e ha messo i nostri primi genitori nel giardino dove loro hanno vissuto una vita perfettamente serena e felice. (E in un certo senso questo è tutto vero.) Poi, come sappiamo, loro hanno peccato, è venuta la caduta dell’umanità e la creazione da allora in poi era soggetta alla corruzione e la morte.

Poi è venuto Gesù Cristo e per mezzo della sua incarnazione, passione, morte, e risurrezione, Dio ha aggiustato la nostra situazione e ha ripristinato la creazione, facendo disponibile la grazia di una nuova creazione per tutti quelli che vogliono accettare la grazia data al mondo per mezzo dell’umanità di Gesù Cristo.

Quindi, insomma, Dio ha creato un mondo perfetto, la caduta dell’umanità ha portato la corruzione e la morte, e alla fine Gesù Cristo ha ristabilito la perfezione originale.

Bello, semplice, e vero. Ma non è la pienezza della storia.

Perché?

Perché «il dono di grazia non è come la caduta.»

Infatti, la situazione di noi cristiani è più beata di quella di Adamo e Eva prima della caduta. Sì, i nostri primi genitori, prima del loro peccato, hanno goduto di una vita perfettamente serena e beata, in qualche senso, ma solo sul livello naturale, il livello della gioia e felicità delle cose create.

Noi invece, possiamo godere di tutto quello – grazie alla redenzione dal peccato originale che abbiamo in Cristo – ma per mezzo della sua incarnazione il Figlio di Dio apre per noi anche la vita stessa di Dio perché noi possiamo diventare partecipi delle gioie, della beatitudine, e della creatività divina.

Quindi, grazie alla benevolenza infinita di Dio, per noi sono disponibili tutte le gioie naturali e tutta la serenità che avevano Adamo e Eva prima della caduta, e la gioia sopranaturale e la beatitudine divina in più.

Se Adamo e Eva non avessero peccato, sarebbe venuto Gesù Cristo? È una domanda classica che ci aiuta comprendere la buona notizia di questo tema. E la risposta giusta è sì.

Sì. Perché la missione del Figlio di Dio non era soltanto la nostra redenzione dalla miseria e morte del peccato, ma anche, nella sua umanità divina, di aprire per la nostra umanità un ingresso in Dio, perché diventiamo partecipi della vita beata della Santissima Trinità.

Questa partecipazione inizia con il battesimo. Come lo Spirito Santo ha concepito il Figlio di Dio per mezzo del consenso della Vergine Maria, così nello stesso modo, al momento del battesimo, lo Spirito Santo concepisce un nuovo cristiano come membro del Corpo di Cristo, cioè la Chiesa.

E la nostra partecipazione nella vita della Santissima Trinità non finisce con il nostro battesimo; ogni cosa che facciamo da cristiano – preghiere, gesti di carità, amore del prossimo, sacrifici, tutto questo è lo Spirito Santo che ci concepisce come cristiani, come membri del Corpo di Cristo.

Quindi, rallegriamoci. Perché il dono di grazia, le benedizioni che abbiamo in Cristo, sono molto più grandi della caduta del peccato.

«il dono di grazia non è come la caduta.»

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