22.4.17

Mio Signore e mio Dio

II Pasqua, A

Celebriamo oggi la seconda Domenica di Pasqua, detto anche l’Ottava di Pasqua. L’Ottava perché la Pasqua è una festa così importante che nella liturgia della Chiesa il giorno festivo dura otto giorni nel calendario. Quindi, nella preghiera della Chiesa, i giorni dalla Domenica della Risurrezione fino ad oggi, incluso, formano un solo giorno festivo, una grande festa.

Per questo, come Domenica scorsa, Domenica della Risurrezione, ci trovavamo alla tomba all’alba del giorno, ora ci troviamo alla sera dello stesso giorno, con i discepoli che hanno un’esperienza del Cristo Risorto. Ma, come dice il vangelo, quella sera il nostro poverino Tommaso non era con loro.

Poi il vangelo continua e parla della prossima Domenica e allora Tommaso è presente.


Secondo me, Tommaso non è furbo o cattivo. Voleva soltanto vedere ciò che gli altri avevano visto. Ma oltre, lui voleva essere sicuro che quello che hanno visto gli altri discepoli era lo stesso Gesù che lui ha conosciuto durante la sua vita terrena. Per questo Tommaso voleva vedere e toccare i segni dei chiodi e mettere la mano nel suo fianco, per sapere che questa nuova presenza fosse lo stesso Gesù.

La storia d’arte – e anche il nostro foglietto qui! – ci lascia l’idea che Tommaso infatti ha toccato le piaghe del Signore, ma possiamo notare che il vangelo non dice questo. Sì, il Signore parla a Tommaso, invitandolo a esaminare le sue piaghe, ma basta solo queste parole del Signore Risorto indirizzate a lui, e Tommaso lo riconosce subito. La vera presenza del Risorto, colui che chiama il suo discepolo per nome, porta la sua propria certezza, e Tommaso dice subito, «Mio Signore e mio Dio!»

Abbiamo visto lo stesso processo con Maria Maddalena alla tomba. Cristo Risorto è presente a lei, ma lei pensa che fosse il giardiniere. Ma quando Gesù la chiama per nome, «Maria», subito lei lo riconosce e dice «Rabbunì», che vuol dire caro maestro.

L’invito per noi è lo stesso: Siamo invitati alla fede, a credere che Dio è con noi, e che questa divina presenza è lo stesso Gesù Cristo di cui sentiamo ogni settimana nelle Scritture che leggiamo qui nella Santa Messa. Poi siamo invitati a credere che il Corpo e Sangue di Cristo che riceviamo qui nell’Eucaristia è lo stesso Cristo Risorto che è venuto in mezzo ai discepoli e ora viene in mezzo a noi.

Questo è proprio il mistero pasquale; nei sacramenti la Presenza del Cristo Risorto si estende attraverso la storia, facendo una comunione di fede per mezzo del battesimo e dell’Eucaristia. In questo senso, la Chiesa, come sacramento universale di salvezza, fa disponibile la presenza del Signore Risorto attraverso i tempi e i luoghi.

Quindi, noi battezzati celebriamo l’Eucaristia, in cui siamo invitati a riconoscere di nuovo, ogni Domenica, la presenza del Cristo Risorto nelle Sacre Scritture che leggiamo e specialmente nel suo Corpo e il suo Sangue che riceviamo come Santa Comunione. Il Corpo di Cristo che riceviamo qui come sacramento è lo stesso corpo che è apparso ai primi discepoli, ancora segnato dalla sua Passione, ma adesso risorto come primizia della nuova creazione.

Preghiamo che anche per noi, come era per Tommaso, questa presenza del Cristo Risorto porti la sua propria certezza e ci ispiri a dire, “Mio Signore e mio Dio.”

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