4.2.17

Risplendere e Custodire

V Domenica, A

«Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo.»

Così il Signore Gesù – dopo le Beatitudini, all’inizio del Discorso della Montagna – descrive ai suoi discepoli la loro identità e il loro compito in questo mondo.

Prendiamo in primo luogo la luce.


La vita e l’impegno dei cristiani – della Chiesa – è descritta molto bene all’inizio della Costituzione Dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano Secondo: in latino, la Lumen gentium:

«Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa.»

I cristiani dovrebbero avere sempre questo slancio per l’illuminazione dell’umanità con la luce che è Cristo.

Dire che Cristo è luce significa che si vede bene le cose partendo dalla persona di Gesù Cristo. Capiamo e interpretiamo bene e nel modo corretto noi stessi e tutte le cose create nella luce del Dio fatto carne, la persona divina Gesù Cristo. Il mistero della nostra esistenza umana, la natura, e tutte le cose fanno senso solo se li vediamo in Cristo e con Cristo. E questo perché, come annuncia il prologo del Vangelo di San Giovanni, Gesù Cristo è il Verbo di Dio, e «tutto è stato creato per mezzo di lui.» (1, 3) Dunque, come tutto è stato creato per mezzo di lui, niente è comprensibile senza di lui.

Proprio in questo senso, Cristo è la luce del mondo. Il Concilio dice che la luce che è Cristo risplende sul volto della Chiesa. Questo risplendere è la nostra gioia e il nostro compito.

La nostra vocazione cristiana è vivere come un specchio. Riceviamo in preghiera e nei sacramenti la luce divina e poi la riflettiamo, affinché noi risplendiamo e questa luce risplenda sugli altri e sul mondo.

Questa è la nostra vocazione come luce del mondo.


Allora, il sale.

Ancora si usa il sale come conservante per il cibo, ma molto di più nei tempi antichi, in cui Gesù ha vissuto la sua vita terrena. E questo fa parte del senso in cui possiamo capire la nostra vocazione da sale della terra.

La salvezza e tutte le grazie ci vengono dall’incarnazione e dalla passione, la morte, e la risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. E noi le abbiamo ricevuto per mezzo del nostro battesimo e le riceviamo di nuovo nella santa Comunione. Ma spetta a noi conservare, proteggere, e custodire questi doni di Dio con la nostra fede, preghiera, e devozione. In questo senso potremmo dire che la nostra fede è come sale, perché conserva le grazie ricevute. Una vita di preghiera e di fede è il conservante per i doni di Dio già ricevuti.

Nella sua omelia durante la Santa Messa per l’inizio del suo ministero petrino, Papa Francesco, parlando dell’esempio di San Giuseppe, diceva:

 «In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!»

Questa è la nostra vocazione da sale della terra. Custodire e conservare la presenza di Cristo nella nostra vita, perché per mezzo di noi Cristo custodisca gli altri e il creato come la nostra casa comune.

Dunque, rallegriamoci e abbracciamo la nostra vocazione come il sale che custodisce la grazia e la presenza di Dio nel mondo, e la luce che risplende sul volta della Chiesa affinché la nostra luce risplenda davanti agli altri.

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