25.6.16

Verso Gerusalemme

XIII Domenica, C
(Lc 9, 51-62)

Per apprezzare bene il vangelo che abbiamo oggi, è utile ricordarci un po’ il vangelo della Domenica scorsa, quando abbiamo udito come Gesù ha domandato agli discepoli:

«Ma voi, chi dite che io sia?»


E Pietro risponde: «Il Cristo di Dio».

Sappiamo che questa confessione di Pietro è la pietra sulla quale la nostra fede è fondata e costruita. E ricordiamoci che dopo la confessione di San Pietro, subito Gesù inizia a spiegare cosa vuol dire essere il Cristo. Gesù dice:

«Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Deve. Deve soffrire molto.

È proprio in questo senso che possiamo capire l’inizio del vangelo che abbiamo oggi: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.»

La ferma decisione. L’espressione nella lingua greca che usa San Luca è molto forte. Gesù deve andare a Gerusalemme.  E tutto il resto del vangelo di Luca si tratterà di Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, la sua passione e la croce, e la risurrezione dai morti.

Infatti, questo è un tema e un movimento che distingua San Luca come evangelista. Come sapete, San Luca ha scritto anche gli Atti degli Apostoli. E come il movimento nel suo vangelo è sempre verso Gerusalemme, dove il Cristo deve soffrire in sacrificio per noi e poi risorge dai morti, negli atti degli Apostoli il movimento sarà da Gerusalemme, quando l’azione dello Spirito Santo, cioè la storia della Chiesa, inizia a Gerusalemme e si espande ad ogni parte della terra. E quest’ultima è una storia ancora attuale per noi come Popolo di Dio in missione.

Come il Signore risorto dice nel vangelo di San Luca, il Cristo ha dovuto soffrire e risorgere perché «nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.» (24, 47)


Bene. Torniamo al vangelo di oggi. Dopo questo inizio del cammino di Gesù verso Gerusalemme, verso la sua passione e la croce, tre persone si presentano a Gesù e propongono di seguirlo.

Al primo Gesù dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

Un cristiano sa bene che non abbiamo una vera dimora qua in questo mondo. Nelle Fonti Francescane incontriamo un certo frate Lucido. Dicono che lui «non voleva dimorare in un luogo più di un mese ma, quando vi stava affezionando, subito se ne allontanava dicendo: non abbiamo dimora stabile quaggiù, ma in cielo.» (FF 1782)

Gli altri due propongono di seguire Gesù, ma a condizione che possano fare qualcosa per la loro parentela. Al primo Gesù dice «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio» e poi al secondo «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Gesù non dice che dobbiamo lasciare i nostri cari per seguirlo. Ma la verità spirituale è che dobbiamo amare Dio per primo. E quando amiamo Gesù prima di tutte le altre persone e prima di tutte le altre cose di questo mondo, è proprio in questo momento che impariamo come amare bene gli altri che Dio ci dà. Li ameremo proprio nel amore di Dio; con l’amore di Dio che lo Spirito Santo ispira in noi.

Una volta ho incontrato una signora di una certa età, una vedova. Lei ha condiviso con me questo racconto della sua vita. Prima della morte del suo marito, lei gli ha fatto la domanda: «Marito, chi ami di più. Me o Gesù?»

Lui ha detto che amava Gesù di più. Allora lei mi ha detto: «Da quel momento, mi sono rimasta contenta, perché ero sicuro che io vedrei il mio marito di nuovo in cielo.»

Come Gesù prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme, che noi prendiamo la ferma decisione di amare Gesù prima di tutto, e così seguirlo attraverso la nostra croce quotidiana fino alla vita nuova della risurrezione.

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