30.1.16

Popolo Eletto

IV Domenica, C

In queste prime domeniche del Tempo Ordinario, ci troviamo ancora all’inizio del ministero pubblico di Gesù. È l’inizio, specialmente in San Luca, ci presenta qualche traccia della missione intera di Gesù Cristo.


Perché si arrabbia la gente nella sinagoga con Gesù? Perché lui si identifica con le parole del profeta Isaia che abbiamo udito la Domenica scorsa:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio»
e dicendo, «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» lui si proclama il Cristo?

Forse no. Fino a questo punto il vangelo dice che tutti erano meravigliati delle sue parole.

La gente nella sinagoga non si rivoltano contro Gesù quando lui suggerisce che sia il Cristo, ma quando lui inizia a dire per chi lui sarà il Cristo. Gesù inizia a parlare dalla Scrittura, dei grandi esempi della grazia di salvezza che è venuta alle persone fuori del Popolo di Dio: la vedova di Sarèpta, Naamàn il Siro.

Il problema non è che Gesù è il Cristo, ma l’idea che il Cristo è venuto anche per coloro che si trovano fuori della sinagoga. La gente percepisce un attacco contro la loro condizione speciale, il loro privilegio come popolo eletto.
Tutto questo suscita anche per noi qualcosa di delicato. Perché anche noi, secondo la Lumen gentium, siamo il Popolo di Dio. Come preghiamo nel primo prefazio per le Domeniche del Tempo Ordinario, siamo «stirpe eletta, regale sacerdozio, [e] gente santa».

Ma siamo il Popolo di Dio non solo per il nostro bene, ma anche per il bene del mondo. La salvezza che abbiamo in Cristo, l’abbiamo ricevuta anche per il bene degli altri; si, i nostri fratelli nella fede ma anche i nostri fratelli fuori della fede. È proprio per questo che Papa Francesco sempre ci esorta a essere una «Chiesa in uscita.»

In questo senso c’è qualcosa della povertà francescana nella nostra salvezza. C’è qualcosa di sine proprio. La grazia di Dio, e anche Dio stesso, non è qualcosa per appropriarsi. Infatti, non è nemmeno possibile appropriarsi Dio, perché Dio rifiuta di essere una proprietà.

Questo era il problema della gente che hanno udito Gesù nella sinagoga a Nàzaret. Volevano appropriarsi la grazia e la presenza di Dio per se stessi, come popolo eletto sopra le nazioni. Ma noi abbiamo ricevuto la grazia a la salvezza in tale modo di essere non sopra, ma sotto gli altri, come coloro che servano. Abbiamo ricevuto il titolo di Popolo di Dio non per appropriarsi la presenza di Dio, ma per darla via.

Come Dio dice al suo servo nel profeta Isaia,
«È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d'Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all'estremità della terra»

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