14.7.16

San Bonaventura

Dopo il suo racconto delle stimmate di San Francesco, San Bonaventura continua così:

Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravenne anche la solennità dell’arcangelo Michele. Perciò l’uomo angelico Francesco discese dal monte e portava con sé l’effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente.

Con la discesa dal monte con qualcosa di superiore alle tavole di pietra, il paragone con Mosè è chiaro, e per questo anche la dottrina del Dottore Serafico. Come Mosè discese dal monte con i Comandamenti che guidavano il Popolo di Dio, così Francesco, discendendo dal monte con il corpo segnato dalla crocifissione del Signore, ci mostra che l’anima francescana viene guidata dal Cristo crocifisso.

Infatti, il Lignum vitae di San Bonaventura inizia così:

Il vero veneratore di Dio e discepolo di Cristo, che desidera conformarsi al Salvatore di tutti che fu crocifisso per lui, deve impegnarsi, con grande sforzo di mente, a portare la croce di Gesù Cristo, sia nella mente che nella carne.

Proprio in questo senso possiamo capire l’affermazione di San Bonaventura nell’Itinerarium mentis in Deum quando dice:

via autem non est nisi per ardentissimum amorem crucifixi. 

«Non c’e via se non attraverso l’amore ardente del Crocifisso.»

Come francescani, seguiamo un amore, ma un amore crocifisso che si è fatto la via.

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