12.12.15

Battezzato o Bruciato

3 Avvento, C 

Cari fratelli e sorelle, abbiamo una scelta. A loro che gli venivano incontro per il battesimo di pentimento, Giovanni Battista annuncia che un fuoco sta per venire sul mondo. Cosa sarà questo fuoco per noi? Il battesimo dello Spirito Santo o il fuoco che brucerà la paglia? Giovanni ci promette che tutti e due verranno. Infatti, i due fuochi sono la stessa cosa.

Per loro che aspettano la venuta del Salvatore e sono pronti ad accoglierlo, questo è un momento di gioia. «Rallègrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele … Non temere … Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente» proclama il profeta Sofonia. l'amore e la salvezza di Dio stanno per arrivare nel mondo e nelle nostre vite, e non c’è motivo più grande per gioire. Per questo, oggi, la terza Domenica di Avvento, si chiama Domenica Gaudete, dalla antifona per la Messa, dalla lettera di San Paolo ai Filippesi: «Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino.»

Questa vicinanza del Signore è il fuoco di cui parla il Battista. È il fuoco dell'amore di Dio, il desiderio ardente di Dio per la nostra salvezza. Nella sua compassione infinita, Dio salva il mondo, unendo la sua propria vita divina alla nostra umanità in Cristo, perché la nostra natura umana possa essere riformata e ricreata. Gesù Cristo continua questa divina missione ogni giorno per noi che siamo battezzati nella sua morte e riceviamo la sua vita risorta nella Santa Comunione.

L’incarnazione del Verbo, la quale prepariamo a celebrare a Natale, è l’alba di questo piano divino di salvezza, la venuta del fuoco dell’amore ardente di Dio nella nostra umanità.

Quando il fuoco dell'amore divino scende a fare una dimora da noi, spetta a noi scegliere cosa sarà questo fuoco divino per noi. Non possiamo ignorarlo; è troppo intenso. Se non lo accettiamo, diventeremo come la paglia bruciata e ci perdiamo per l’eternità. Invece, rallegriamoci nel accettare l'amore di Dio come un battesimo purificante e spirituale per le nostre anime. Facciamoci dimore per il fuoco dell'amore divino, perché la gioia di Dio sia la nostra gioia e diventiamo coloro che sono chiamati a diffondere l'amore di Dio al mondo.

23.10.15

Vista Vera, Vera Preghiera

XXX Domenica, B

Per capire meglio il vangelo che abbiamo appena ascoltato oggi, sarebbe buono per noi ricordarci il vangelo della Domenica scorsa. Ricordiamo i figli di Zebedèo, Giacomo and Giovanni, che vanno a Gesù dicendogli, «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo.» E poi ci ricordiamo che loro hanno chiesto i posti più gloriosi nel Regno di Dio. Ma Gesù gli promette soltanto la croce, e gli da una correzione, dicendo che «chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti».

Oggi, invece dei discepoli che dicono «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo», Gesù dice al cieco Bartimèo, «Che cosa vuoi che io faccia per te?»

Questo è il passaggio dalla falsa alla vera preghiera. La falsa preghiera vuole costringere Dio a fare qualcosa secondo la nostra volontà; è un forma di una magia che non esiste. La vera preghiera invece è un ascolto. È un vegliare nel nostro proprio cuore, aspettando la voce e la presenza di Dio. E poi, nel silenzio, nella nostra veglia per Dio, sentiremo la voce di Dio come una «brezza leggera» (1 Re 19,12) che ci fa la domanda, «Che cosa vuoi che io faccia per te?»

Allora presentiamo nella presenza di Dio i desideri più profondi del nostro cuore. Come Bartimèo, diciamo, Signore, che io veda di nuovo! Nella vera preghiera cerchiamo la vera vista, la capacità di vedere il nostro proprio io e anche le cose nella verità, nel loro destino secondo Dio. Questo è il vero benessere, la vera salute, il vero guarigione: vedere il mondo, le cose, noi stessi, e gli altri secondo Dio, con lo sguardo proprio di Dio. Lasciamo e liberiamoci dalla vista mondana dell’avidità, dell’egoismo, di vivere come gli altri non ci importano.

Questo passaggio alla vera preghiera vediamo in modo molto chiaro con il nostro Bartimèo. Cosa fa con la sua nuova guarigione, con la sua nuova vista? Dice il vangelo: «E subito vide di nuova e lo seguiva lungo la strada.» La vera salute è seguire Gesù lungo la strada.

Preghiamo dunque anche noi la grazia della vera vista. Preghiamo la grazia di lasciare la cecità mondana che conosce il benessere soltanto come qualcosa egoista. Chiediamo dal Gesù la vera vista di seguirlo lungo la strada che è il cammino del Regno di Dio.

18.5.15

Indulgenza per la Festa di San Felice

Celebriamo oggi la festa di San Felice da Cantalice e anche il suo 500° anniversario della nascita. Per questo, la Paenitentiaria Apostolica concede una indulgenza plenaria:

(Fai clic per ingrandire)


16.5.15

Ascensione

Ascensione del Signore, B

Buona festa, cari fratelli e sorelle. Buona festa dell’Ascensione del Signore. Papa San Leone Magno descrive la nostra gioia quando dice che «oggi infatti ricordiamo e celebriamo il giorno in cui la nostra povera natura è stata elevata in Cristo fino al trono di Dio Padre.»

Si, Gesù Cristo ha preso la nostra umanità, e, nella sua Ascensione, l’ha messo accanto a Dio Padre nel cielo. Questo significa che, nella nostra comunione con il corpo di Cristo, qui nell’Eucaristia, siamo già seduti nel cielo, e, in qualche senso, il nostro ultimo destino è già compiuto. Adesso possiamo gioire perché la nostra morte nel corpo, quando viene, sarà soltanto una continuazione della comunione con Cristo che celebriamo qui nella Santa Messa.

Infatti, noi viviamo proprio fra due grandi momenti nella storia del mondo, fra la risurrezione e ascensione del Signore, e la sua venuta alla fine dei tempi. E lui stesso ci dice che non spetta a noi conoscere «tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere.» Invece, il Signore Risorto ci promette che riceviamo «la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra.»

La nostra era, questo periodo fra l’Ascensione del Signore e la sua venuta in gloria, è segnata dalla presenza e la guida dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo ha concepito ognuno di noi come cristiano nel giorno del nostro battesimo, e lo stesso Spirito suscita in noi i doni perché viviamo, come ci esorta San Paolo oggi, «in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.» Si, così vivendo nell’umiltà, sopportandoci a vicenda nell’amore, noi, come membri del corpo mistico di Cristo, raggiungeremo, come continua San Paolo, alla «misura della pienezza di Cristo.»

Preghiamo che lo Spirito Santo continui a ispirare in noi questo vivere in umiltà e magnanimità, perché la nostra vita in questo modo sia una proclamazione di Cristo, e così noi daremo compimento al comandamento del Signore Risorto di proclamare il Vangelo «a ogni creatura.»

4.4.15

Credere Per Vedere

Domenica di Pasqua

Buona Pasqua, cari fratelli e sorelle. Che la nuova vita della risurrezione zampilli con la sua freschezza in tutte le nostra attività e relazioni oggi e per sempre.

Nella nostra prima lettura oggi abbiamo il discorso di San Pietro nella casa di Cornelio. Pietro proclama con coraggio come Dio aveva unto Gesù di Nazaret con lo Spirito Santo e potenza, e come Gesù «passò beneficando e risanando tutti.»

Pietro? Davvero? Questo è lo stesso Pietro che abbiamo sentito due giorni fa, il Venerdì Santo, quando ha negato che conosceva Gesù, non una, ma tre volte?

Eppure eccolo, in una casa di un ufficiale dell’esercito romano, proclamando che questo stesso Gesù è il giudice nominato da Dio, per mezzo del quale riceviamo il perdono dei peccati nel suo nome. Questa è una vera trasformazione! Lo stesso uomo che ha negato che lui conosceva Gesù, non una, ma tre volte, ora proclama la fede in Gesù Cristo per la remissione dei peccati.

Questa trasformazione, questo cambiamento da essere qualcuno dominato dalla paura a qualcuno che predica il nome di Gesù con coraggio e fede e convinzione, questa, cari fratelli e sorelle, è la trasformazione che chiamiamo la Resurrezione.

Ricordiamo la nostra seconda lettura oggi, dalla lettera ai Colossesi, in cui abbiamo sentito che siamo «risorti con Cristo» e che possiamo ora cercare «le cose di lassù».

Noi siamo il corpo di Cristo, la Chiesa. E il corpo di Cristo è risuscitato dai morti nella Risurrezione. È noi che formiamo il corpo di Cristo risorto nel mondo e nella storia. Il nostro comune battesimo nella morte di Cristo è stata celebrata dalle chiese di Dio più chiaramente ieri sera nella Veglia Pasquale. Permettendo a noi stessi di essere battezzati nella passione e morte di Cristo, gli permettiamo di prendere tutte le nostre paure, tutto il nostro dolore, e tutti i nostri peccati a morire con lui sulla croce.

Si dicono, ‘vedere per credere.’ Ma, cari fratelli e sorelle, nel caso della risurrezione è il contrario: credere per vedere. Dobbiamo credere se vogliamo vedere Gesù Cristo risuscitato dai morti, il Signore risorto che è con noi sempre.

Consideriamo il bellissimo Vangelo che abbiamo ascoltato in questa mattina di Pasqua. Dopo Maria Maddalena scopre che la tomba di Gesù era vuota, Pietro e il Discepolo Amato vengono a vedere cosa è successo. Il Discepolo Amato entra nella tomba, e l’evangelista ci dice che, «vide e credette».

Vide e credette. Ma se ne pensiamo, lui non ha visto nulla. Quello che ha visto era un’assenza. Ha visto una tomba vuota. Cosa credeva era ciò che il Signore aveva detto durante la sua vita terrena—che lui avrebbe risuscitato—e questo ha permesso il Discepolo Amato di vedere attraverso la tomba vuota alla Risurrezione e anche che la Risurrezione vuol dire che la sofferenza e la morte non poteva trattenere il Figlio di Dio.

Oggi, questa Domenica di Pasqua, anche noi siamo i testimoni scelti da Dio. Siamo scelti da Dio per avere il potere di vedere attraverso tutte le difficoltà di questo mondo alla nuova vita e speranza che è la Risurrezione del Signore.

Così rallegriamoci nella nostra vocazione divina! Crediamo in Gesù Cristo risorto dai morti. E vediamo in ogni pezzo di speranza il potenza rinnovatrice della Resurrezione.

21.2.15

La Grazia Quaresimale

1 Quaresima, B

Cari fratelli e sorelle, abbiamo iniziato il nostro cammino della Quaresima. E in questa prima Domenica, le letture ci parlano di un tema centrale di questo tempo forte, il battesimo.

Infatti, la Quaresima esiste soprattutto come un tempo di preparazione prossima per i catecumeni che saranno battezzati nella Vigilia Pasquale. Noi che siamo già battezzati accompagniamo i catecumeni della Chiesa con le nostre preghiere e le nostre opere di carità quaresimale durante questa santa stagione.

Tutti sappiano la storia di Noè e l’arca: Dio voleva iniziare la creazione di nuovo, e l’ha fatto per mezzo del Diluvio, salvando Noè e la sua famiglia come un piccolo resto dell’umanità che diventerebbe i nuovi genitori di una umanità nuova in una creazione rinnovata.

San Pietro ci dice che queste acque del Diluvio sono un immagine del nostro battesimo nella morte e risurrezione di Cristo. Noè e la sua famiglia hanno passato dalla vecchia creazione a una nuova alleanza attraversando le acque per mezzo dell’arca. La nostra arca è la Chiesa. E per mezzo del battesimo che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, passiamo, attraverso le acque, dalla vecchia creazione, viziata da peccato, alla nuova creazione che Cristo ha inaugurato con la sua risurrezione.

Tutte le nostre preghiere e le nostre opere di carità in questo tempo di Quaresima hanno lo scopo di preparaci a rinnovare le promesse del nostro battesimo e ricevere la grazia battesimale di nuovo.

Se prendiamo l’opportunità di assistere alla santa messa della Vigilia Pasquale, avremo l’occasione di rinnovare apertamente le promesse del nostro battesimo.

Il sacerdote ci farà tre domande di rinuncia:

Rinunziate al peccato,
per vivere nella libertà dei figli di Dio?

Rinunziate alle seduzioni del male,
per non lasciarvi dominare del peccato?

Rinunziate a satana,
origine e causa di ogni peccato?

E noi risponderemo, «Rinunzio!»

Poi ci saranno tre domande di credenza:

Credete in Dio,
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra?

Credete in Gesù Cristo,
suo unico Figlio, nostro Signore,
che nacque da Maria Vergine,
morì e fu sepolto,
è risuscitato dai morti
e siede alla destra del Padre?

Credete nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne e la vita eterna?

E la risposta, «Credo!»

Dopo aver risposto a queste domande, i catecumeni della Chiesa riceveranno la bella affermazione, «questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore.»

Cari fratelli e sorelle, noi siamo battezzati nella morte e risurrezione di Cristo. Per questo, le nostre vite fanno parte del mistero pasquale che celebreremo nella settimana santa e nella Pasqua.

Ogni volta che riceviamo la santa comunione qui nella santa messa, proclamiamo di nuovo che siamo già morti nella morte di Cristo, nella speranza che risorgeremo con lui nell’ultimo giorno, l’ultimo giorno che è già iniziato con la sua Risurrezione.

Prendiamo l’opportunità di questa Quaresima per prepararci di nuovo per il rinnovamento della grazia battesimale in noi.

31.1.15

Il Profeta come Mosè

IV Domenica, B

Abbiamo ascoltato nella prima lettura Mosè dando una grande promessa al popolo di Israele. Lui dice: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto.» Infatti, questo ‘profeta come Mosè’ è una delle più grande promesse dell’Antico Testamento.

E noi, come Cristiani, sappiamo bene che questo profeta promesso è Gesù Cristo. Gesù è il compimento della promessa di Mosè al popolo di Israele. E se Gesù è il profeta pari a Mosè, la figura di Mosè può aiutarci a comprendere chi è Gesù Cristo per noi. Infatti, vediamo che Gesù Cristo fa le stesse cose che Mosè ha fatto come leader del Popolo di Dio, ma in un modo più grande e più universale.

Per esempio, leggiamo nel libro di Esodo come Mosè è salito al monte Sinai per ricevere i Comandamenti, il cuore della Legge del popolo di Israele. Nel Vangelo di Matteo, leggiamo l’inizio del quinto capitolo: «Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo.» Il «Discorso della Montagna» segue con l’insegnamento di Gesù che forma il cuore dell’etica cristiana.

Ma il ruolo più importante che Mosè ha svolto e che lui ha fatto leader del Popolo di Israele nel passaggio dalla schiavitù di Egitto alla frontiera della Terra Promessa. Nello stesso modo, Gesù fa leader per noi nel passaggio dalla morte – la morte che i nostri primi genitori hanno guadagnato per noi con il loro peccato – alla benedizione della nuova vita della risurrezione.

Nella sua Passione, Gesù prende la nostra umanità – l’umanità che lui ha preso in prestito da noi attraverso il consenso della Vergine Maria – e lui attira a sé tutta la sofferenza e la miseria che noi abbiamo guadagnato per noi stessi con i nostri peccati. Finalmente, ha conosciuto la nostra morte. Ma come Figlio di Dio la morte non poteva tenerlo. E poi lui è risorto, facendo un cammino per la nostra umanità dalla morte alla nuova vita della Risurrezione. E questo cammino è aperto per tutti noi per mezzo del nostro battesimo, nostra fede, e la comunione con Gesù Cristo – Dio e uomo – che riceviamo qui nell’eucaristia.

Ma questo passaggio dalla morte alla vita nuova che Gesù ha inaugurato per la nostra umanità, non è soltanto qualcosa del nostro futuro, del nostro ultimo destino nel Regno di Dio che verrà. La nuova vita della Risurrezione è qualcosa dell’eternità e per questo è con noi proprio adesso. Possiamo conoscere, in questa vita, la potenza che scorre dalla Risurrezione di Gesù Cristo. Proprio questo abbiamo visto nel Vangelo oggi, dove Gesù fa tacere e fa uscire i spiriti impuri. Ancora oggi tutti i spiriti impuri e le malattie spirituali obbediranno Gesù, se noi rivolgiamo a lui con una preghiera sincera.

Dunque, preghiamo Gesù, nella nostra santa comunione oggi, di venire da noi con il potere della sua Risurrezione, per liberarci da tutti i spiriti impuri e da tutte le cose che impediscono la nostra unione con Dio.