13.7.13

Il Buon Samaritano (XV Domenica, C)

La parabola del buon samaritano ci presenta una bella immagine della nostra salvezza.

Ci troviamo caduti, feriti, mezzo morti nei nostri peccati.  In questa condizione la nostra anima cerca qualche salvezza. Poi passano tante cose che non possono salvarci; la legge, le strutture della religione, e nel senso di opere umane, anche la preghiera, la spiritualità, la liturgia. Qualche volta abbiamo messo la nostra speranza in tale cose, ma per niente.

Finalmente, viene un straniero, qualcuno della terra lontana del cielo, Gesù Cristo. Versando l’olio e il vino dei suoi sacramenti del battesimo e dell’eucaristia, lui prende cura delle nostre ferite.

Poi, ci carica sulla sua propria bestia, cioè la sua umanità che lui ha preso in prestito da noi attraverso il consenso di Maria, e ci porta nell’ albergo, cioè la Chiesa, lasciando il pegno dello Spirito Santo per sostenerci fino alla sua venuta, quando ci porterà con sé in cielo.

Ed ecco la risposta alla domanda, chi è il mio prossimo? Veramente, è proprio Gesù che è nostro prossimo. Andiamo e facciamo allo stesso modo. Perché Gesù ci insegna che la domanda giusta non è, chi è il prossimo che devo amare, ma come posso essere io un prossimo del mio fratello.

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