31.12.13

Maria Santissima, Madre di Dio

Maria Santissima, Madre di Dio

Celebriamo oggi la Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. Celebriamo la maternità di Maria come mistero di Natale, non solo, ma anche perché la sua vocazione è la nostra.

Come Maria, tutti noi siamo chiamati ad accogliere la Parola di Dio, e «a custodire Cristo  nella nostra vita» – come ha detto Papa Francesco nella sua Messa per l’inizio del suo ministero petrino - per essere capaci di portare avanti la sua missione nel mondo e nella storia.

In questo senso, Maria è il prototipo della Chiesa; quello che lei ha fatto storicamente noi siamo chiamati a viverlo spiritualmente.  Nelle parole della Lumen gentium, Maria «costituisce l'immagine e l'inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futura» (68)

Compito della Chiesa e di ognuno di noi, quali suoi membri, è accogliere la Parola, di Lei  nutrirsi e custodirla, per comunicarla e testimoniarla nelle nostre relazioni, nelle nostre attività e nel nostro mondo.

In questo senso, Dio cerca la nostra maternità. È una maternità verginale perché non c’è nessun padre terreno, ma soltanto lo Spirito Santo che concepisce la vocazione cristiana in noi.

Dio cerca noi, come San Francesco ha salutato la Beata Vergine Maria, come virgo ecclesia facta, come una verginità capace di custodire la presenza di Cristo perché la sua salvezza sia portato a tutto il mondo.

O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te!

21.12.13

La Sua Nascita, La Nostra Rigenerazione

IV Domenica di Avvento, A

«Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria … si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.» (Mt 1:18)

La Chiesa è stata generata nello stesso modo, quando lo stesso Spirito riempì la casa dove gli apostoli si trovavano dopo l’Ascensione.

E ogni Domenica, anzi ogni giorno, la Chiesa – noi come Chiesa – è rigenerata proprio qua dall’Eucaristia.

Come Dio ha aperto il fianco di Adamo per plasmare Eva, madre di tutti i viventi, così con l’acqua e il sangue sgorgando dal fianco di Gesù - che nostra violenza apre – tutti i rigenerati vengono nutriti.

Proprio questo è la buona novella del nostro fede; in Cristo crocifisso, Dio ha trasformato la violenza del peccato nella fonte della salvezza. Noi, rinati nello stesso Cristo generato nel seno di Maria per opera dello Spirito Santo, riempiti dello stesso Spirito, veniamo lavati e nutriti dalle ferite del Figlio divento uomo. Per questo preghiamo nella colletta oggi--the stessa preghiera che preghiamo tre volte al giorno nell'Angelus--che la passione e la croce del Signore ci guidino all gloria della risurrezione.

In questi giorni, quando celebriamo con gioia la nascita del Figlio di Dio fra noi, celebriamo nello stesso modo la nostra rigenerazione nello Spirito Santo come la Chiesa – il Corpo di Cristo – e la nostra rinascita quotidiana e eucaristica, come dice Giovanni, «non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue.» (1Gv 5:6)

La Sua generazione nel seno di Maria è l’aurora della nostra rigenerazione, la Sua nascita la nostra rinascita.

28.11.13

La Santità Francescana

(Tutti i Santi dell’Ordine Serafico)

All’inizio del mese abbiamo celebrato la solennità di Tutti i Santi. Oggi, celebriamo Tutti i Santi dell’Ordine Serafico. Forse pochi di noi verranno canonizzati, ma si spera che tutti noi vogliamo diventare santi. Proprio per questo, speriamo che oggi diventi, un giorno, la festa di ciascuno di noi.

Non a caso, il 29 Novembre è anche l’anniversario della lettera Solet annuere, con la quale papa Onorio III confermò la nostra Regola, 790 anni fa.

Questa celebrazione della festa di Tutti i Santi dell’Ordine Serafico – e la Regola di quelli che appartengono al Primo Ordine – suggerisce che c’è una santità proprio francescana. Ma che cosa è la santità francescana?

Quando il nostro santo padre san Francesco scrive la storia della sua vita, della sua conversione, il primo personaggio che incontriamo non è Francesco, ma il Signore. Questo è importante. «Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così…» (Testamento, 1)

Questa è la santità francescana; lasciarci condurre dal Signore a fare penitenza. E che cosa è la penitenza per noi e in questo senso? Come dice l’inizio del capitolo I della Regola Non Bollata: «vivere in obbedienza, in castità, e senza nulla di proprio, e seguire l’insegnamento e le orme del Signore nostro Gesù Cristo…» (I:1)

Per l’intercessione di tutti i santi dell’Ordine Serafico, Dio ci dia la grazia di lasciarci condurre in queste orme. Sulla strada verso la nostra festa in eternità, facciamo questo, come Francesco dice a frate Leone, «con la benedizione del Signore Dio» e con la «obbedienza» del nostro serafico Padre.

1.11.13

Purgatorio

(Commemorazione di tutti i fedeli defunti)

Liturgicamente, oggi è una commemorazione, ma secondo me, oltre la «commemorazione di tutti i fedeli defunti», oggi è una celebrazione della misericordia di Dio e la speranza umana.

Parlo così perché oggi ci ricorda di una dottrina piena di misericordia e speranza, quella di purgatorio. Se i fedeli defunti sono già arrivati in cielo, loro giorno era ieri, e loro devono pregare per noi, non noi per loro. E se qualcuno si trova nel inferno, le occasioni di preghiera sono finite.

Quindi, pregare per i fedeli defunti significa che c’è qualcosa come Purgatorio.

La dottrina di Purgatorio vuol dire che anche se non riusciamo a diventare santi durante questa vita terrena, Dio ha fornito un mezzo per fare santi di noi anche dopo la nostra morte. Che umiltà sublime, la misericordia di Dio.

Preghiamo per loro che si trovano in questo pellegrinaggio di Purgatorio, sapendo che Dio ci estenderà anche a noi, dopo la nostra morte, la misericordia di questo programma di «formazione permanente».

12.10.13

La strada dell’iniquità

La strada dell’iniquità, dice qui il manoscritto, è larga; ma questo non vuol dire che sia comoda: ha i suoi buoni intoppi, i suoi passi scabrosi; è noiosa la sua parte, e faticosa, benchè vada all’ingiù.

(I promessi sposi, cap. XVIII)

20.9.13

Misericordia

(Omelia per la festa di San Matteo, apostolo)

«Misericordia io voglio e non sacrifici.» (Mt 9:13)

Uno dei miei professori di teologia ci ha dato questa definizione della misericordia: «la disponibilità di entrare nel caos di un altro.»

In questo senso Dio è misericordioso perché con umiltà sublime egli si mette a tavola con noi nella santa eucaristia proprio per farsi disponibile a noi e il caos dei nostri cuori e delle nostre menti.

E fatti forti per mezzo della guarigione che viene dalla presenza misericordiosa di Dio, possiamo anche noi farsi misericordia per gli altri, pronti a entrare nel caos di un mondo così ferito dal peccato.

7.9.13

XXIII Domenica, C (anniversario di sacerdozio)

La mia ordinazione sacerdotale è stata questo fine di settimana, sei anni fa. Quindi,  era anno C nel lezionario e avevo queste letture che abbiamo oggi per la mia prima messa. Avevo paura perché la traduzione inglese di questo vangelo è più forte; dice che dobbiamo odiare il padre, la madre, la moglie, ecc. Immaginavo con terrore io stesso nella mia prima messa, proclamando questo detto di Gesù davanti ai miei genitori non cattolici anche non cristiani. Ma, come sempre il Dio misericordioso era la mia salvezza e dopo una ordinazione così lunga—due nuovi sacerdoti e tre nuovi diaconi nella stessa celebrazione—i miei genitori hanno detto «basta così!» e hanno deciso di non venire di nuovo per la Domenica.

È vero che le parole di Gesù sono forte. Dobbiamo amare Gesù prima di tutti. Ma quando amiamo Gesù soprattutto, non viene meno l’amore per gli altri neanche la giusta stima di sé perché, come dice San Giovanni, «Dio è amore» (1 Gv 7:16). Amiamo veramente i nostri fratelli e i nostri vicini soltanto se li amiamo proprio nel amore di Dio e con l’amore di Dio.  Questo è il dono di essere cristiano; per mezzo del battesimo e della santa comunione, ci troviamo come partecipanti dell’amore vivente che è la vita della santa Trinità e per mezzo del dono dello Spirito Santo, Dio ci da il potere di amare gli altri con il suo amore divino.

Invece, se amiamo qualcosa o qualcuno al di fuori dell’amore di Dio, non è vero amore. Su questo punto, mi piacciono le parole di Thomas Merton. Lui scrive: «Tutto ciò che tu ami per se stesso, al di fuori di Dio, accieca [sic] il tuo intelletto, mina il tuo giudizio sui valori morali e vizia la tua scelta, tanto che non puoi distinguere chiaramente il bene dal male e non puoi conoscere veramente il volere di Dio.» (Nuovi semi di contemplazione, 201)

Quindi, amiamo Dio soprattutto e preghiamo Dio che impariamo come amare i nostri fratelli, la Chiesa e il suo popolo e tutto la creazione proprio nell’amore di Dio e con l’amore di Dio in cui noi siamo stati resi partecipanti per mezzo del sacrificio di Gesù che condividiamo in questa santa messa.

27.7.13

Grano e Zizzania

(Mt 13: 24-30)

È la nostra tristezza trovarci spiritualmente, allo stesso tempo, persone cattive e persone buone, forse non grandi peccatori ma neanche ancora santi.

Siamo come il campo nel vangelo dove crescono insieme il buon grano con la zizzania piantata dal nemico e come dice il vangelo, qualche volta è difficile discernere l’uno dall’altro.

Ma la nostra speranza è la parola del Signore quando dice che nell’ultima raccolta, la zizzania viene bruciata e il grano viene raccolto per la vita eterna.

13.7.13

Il Buon Samaritano (XV Domenica, C)

La parabola del buon samaritano ci presenta una bella immagine della nostra salvezza.

Ci troviamo caduti, feriti, mezzo morti nei nostri peccati.  In questa condizione la nostra anima cerca qualche salvezza. Poi passano tante cose che non possono salvarci; la legge, le strutture della religione, e nel senso di opere umane, anche la preghiera, la spiritualità, la liturgia. Qualche volta abbiamo messo la nostra speranza in tale cose, ma per niente.

Finalmente, viene un straniero, qualcuno della terra lontana del cielo, Gesù Cristo. Versando l’olio e il vino dei suoi sacramenti del battesimo e dell’eucaristia, lui prende cura delle nostre ferite.

Poi, ci carica sulla sua propria bestia, cioè la sua umanità che lui ha preso in prestito da noi attraverso il consenso di Maria, e ci porta nell’ albergo, cioè la Chiesa, lasciando il pegno dello Spirito Santo per sostenerci fino alla sua venuta, quando ci porterà con sé in cielo.

Ed ecco la risposta alla domanda, chi è il mio prossimo? Veramente, è proprio Gesù che è nostro prossimo. Andiamo e facciamo allo stesso modo. Perché Gesù ci insegna che la domanda giusta non è, chi è il prossimo che devo amare, ma come posso essere io un prossimo del mio fratello.

4.7.13

Fraternità

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». (Mt 9: 1-2)

Gesù ha guarito il paralitico non dopo aver visto la sua fede, ma dopo aver visto la fede di loro che l’avevano portato—una fede fatta visibile proprio nel portare il loro amico davanti a Gesù. Ecco una immagine della vera fraternità.

E se ci sia un fratello così paralizzato in mezzo a noi, avremmo tale fede?

26.6.13

La Chiamata Universale alla Santità

Per noi Cappuccini oggi è la festa di beato Andrea Giacinto Longhin, vescovo di Treviso da 1904 fino alla sua morte in 1936. Per la seconda lettura dell'Ufficio delle Letture abbiamo queste belle parole sulla chiamata universale alla santità:
Alla santità della vita cristiana e religiosa siamo tutti obbligati. La nostra ignoranza e accidia ci fa credere che non sia possibile per noi la santità, perché ce la raffiguriamo in estasi, quasi che per essere santi fosse necessario avere il dono dei rapimenti o delle visioni o della profezia, o dei miracoli; ce la raffiguriamo in croce, quasi che fosse necessario fare grandi digiuni, austerità, penitenze con discipline a sangue, con cilizi, ecc. 
E' un inganno. La santità consiste in cose più semplici, alla portata di tutti. Non si dice a nessuno: flagellatevi, digiunate, andate in estasi..., no, questo nessuno ce lo domanda. Si dice solo amate Iddio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tute le forze; amate il vostro prossimo come voi stessi. E qui dove si contiene tutta la perfezione della vita cristiana e la vera santità. Chi al mondo può dire di non poter amare il Signore? Dargli sempre gusto facendo la sua volontà manifestataci dai comandamenti del Decalogo, della S. Chiesa e dei nostri legittimi Superiori? 
Chi può dire: non sono capace di evitare i peccati veniali deliberati, le mancanze contro la carità, contro l’umiltà e l’obbedienza? San Tommaso, ad una sorella che gli domandava come avrebbe potuto farsi santa, le disse: se vuoi! Hai capito, mia cara Maria? Se vuoi farti santa, è presto fatto. La grazia non ti manca e con la grazia siamo onnipotenti. 
Beato Andrea Giacinto, prega per noi.

23.6.13

Natività di San Giovanni Battista (C)

Celebriamo nella liturgia tre feste di nascita: quella di Gesù, quella di Maria, e quella di oggi, di San Giovanni Battista. Ma celebriamo soltanto due feste di concezione, quella di Gesù e quella di Maria.

Gesù, come il Verbo, è santo dai secoli. Maria, come l’Immacolata Concezione, è stata santa fin dal primo istante del suo concepimento. Ma Giovanni non era santo dal principio; è stato santificato in utero.

Proprio per questa differenza, Giovanni si trova tra le cose vecchie e le cose nuove. Pertanto, dice «Lui deve crescere; io, invece, diminuire.» (Gv 3:30)

Questo è anche il compito della nostra vita spirituale; fa diminuire l’uomo vecchio con la sua tristezza e i suoi peccati e fa crescere l’uomo nuovo rigenerato nel Cristo Risorto.

La nostra speranza in questa fatica è che Gesù Cristo ha già vinto. Ma il problema, almeno nella mia esperienza,  è che l’uomo vecchio non si rende conto che lui è già morto, annegato nel Giordano.

Nonostante, nella lotta quotidiana, preghiamo che l’umiltà di San Giovanni Battista sia la nostra speranza nella crescita della presenza di Gesù in noi.

1.6.13

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (C)

Seguendo l’insegnamento del Papa Beato Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia, il Catechismo ci ricorda che non basta dire che noi celebriamo l’Eucaristia. E proprio l’Eucaristia che fa la Chiesa! (§1396).

Vediamo la nostra nascita eucaristica come Chiesa nella seconda lettura, quando Paolo ci consegna la tradizione che lui ha ricevuto: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse, «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me.» Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me.»

Quando Gesù si identifica quel pane spezzato e quel calice condiviso con il suo proprio corpo, sta per spezzarsi sulla croce, e il suo proprio sangue, sta per versarsi nella sua Passione, Gesù fa perpetuo il unico sacrificio della Croce. Proprio per questo, anche noi, battezzati in Cristo, possiamo offrire noi stessi – la nostra gioia e la nostra fatica – sul quest’altare, perché i nostri sacrifici trasformino nel Corpo e Sangue di Cristo per perpetuare la presenza salvifica di Gesù nel mondo.

Durante l’Ultima Cena, gli apostoli hanno ricevuto il dono del comando di continuare ad offrire il pane e il vino, ora il Corpo e il Sangue di Cristo. Con la preghiera e l’imposizione delle mani in ordinazione, gli apostoli hanno consegnato ai loro successori questo impegno. E così l’Eucaristia viene da noi nel sacerdozio dei nostri vescovi, che loro anche condividono con l’ordine presbiterale.

C’è una immagine di questo processo della Sacra Tradizione nel vangelo di oggi: i Dodici vedono la folla così affamata, e sono preoccupati. Ma come risposta, Gesù istruisce loro, «Voi stessi date loro da mangiare.» Poi Gesù prende il pane, lo benedica, e lo dà ai discepoli perché lo diano alla folla.

Proprio questo è la Sacra Tradizione: Gesù si offre se stesso come pane spezzato e poi affidato ai Dodici, cioè il Corpo di Cristo stesso, il pane della vita, che si moltiplica nelle mani dei sacerdoti nel corso dei secoli fino a questa mattina, quando la santa Eucaristia viene celebrata in tutto il mondo.

25.5.13

Libera, Casta e Cattolica

Per la Messa di Papa San Gregorio VII oggi, ho usato le sue proprie parole per introdurre l’Atto penitenziale: 
Nella lettera di Papa San Gregorio Settimo che abbiamo nell’Ufficio delle letture oggi, lui descrive il suo ministero così: «ho sempre cercato soprattutto che la santa Chiesa, sposa di Dio, nostra signora e madre, ritornando all’antico decoro, rimanesse libera, casta e cattolica.» 
Iniziamo questa celebrazione pregando che Dio ci faccia uomini veramente liberi, casti, e cattolici…
Così sia. Amen.

24.5.13

Tale Fede Nelle Chiese

Per la festa della sua dedicazione oggi, una delle mie foto preferite che ho scattato qui in Italia: la basilica di San Francesco dal convento dei Frati Minori Cappuccini, verso le sei della mattina, giugnio 2012.


6.5.13

Filioque

Gesù dice: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre…» (Gn 15:26a)

Quindi, come si può dire che lo Spirito non procede dal Figlio, quando il Figlio dice che lo manda? Al contrario, diciamo fedelmente che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

Veramente, questo è proprio la Buona Novella, che noi, generati di nuovo dello Spirito, veniamo inclusi nell’amore fra il Padre e il Figlio. Come Riccardo di San Vittore chiama lo Spirito--il «condilectus» del Padre e del Figlio ci fa nuove creature in mezzo dell'amore trinitaria che è proprio la vita di Dio. Nello Spirito Santo, diventiamo noi i «condilecti» del Padre e del Figlio.

15.4.13

Pane e Segni


È interessante che, come abbiamo udito Venerdì, prima del segno della moltiplicazione del pane, San Giovanni dice che la folla seguiva Gesù «perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.» (Gn 6:2)

Ma oggi, dopo aver compiuto per loro il segno dei cinque pani e due pesci, Gesù dice a loro, «voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.» (Gn 6:26)

La folla ha iniziato il cammino cercando segni, ma va avanti cercare il cibo.

È importante che facciamo sempre esami delle nostre coscienze su come abbiamo accolto i benefici di Dio. Dobbiamo essere sicuri che seguiamo Gesù, come dice il 'permesso di soggiorno' per noi stranieri, per ‘motivi religiosi.’

6.4.13

Non Possiamo Tacere

Pietro dice: «non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato.» (At 4:20)

Davvero? Una settimana fa Pietro non riusciva nemmeno dire che lui conosceva Gesù. Ma oggi dice, «Non possiamo tacere.»

Proprio questo è il potere della Risurrezione.

27.3.13

Mercoledì Santo

Venerdì, dopodomani, proclameremo nel vangelo di Giovanni il primo momento della tradizione cristiana, cioè “Gesù disse: ‘è compiuto!’ e chinato il capo, consegnò lo spirito.” (19:30)

Dalla croce, Gesù consegna lo Spirito e così inizia la nostra fede cristiana.

Oggi, meditiamo sul mistero che la santa tradizione è fondata su un tradimento. Adoriamo l’umiltà sublime di un Dio che trasforma il tradimento del peccato nel dono dello Spirito.

10.3.13

Preghiera Per Il Conclave

Sono appena tornato da esercizi spirituali con i frati. Durante gli esercizi, abbiamo pregato questa preghiera per il conclave:
Signore Gesù,
prima di lasciare la scena di questo mondo, Tu hai detto ai Tuoi apostoli: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Noi sentiamo la Tua rassicurante presenza e siamo certi che Tu resti sempre al timone della barca della Chiesa e la guidi con mano ferma in mezzo alle tempeste della storia.

In questo momento di trepida attesa, manda il Tuo Santo Spirito, affinché illumini le menti dei Cardinali nella scelta del successore di Pietro: scelgano colui che Tu hai pensato e che Tu hai designato per guidare oggi il Tuo gregge.

Vergine Santa,
Tu pregasti con gli Apostoli nel Cenacolo e attendesti con loro l’effusione dello Spirito Santo.
Prega con noi e per noi e ottienici il dono di una nuova Pentecoste di fervore, di entusiasmo e di gioiosa obbedienza al Vangelo di Gesù. Amen

Angelo Card. Comastri
Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano

Le conferenze degli esercizi sono state date da fra Luciano Lotti, OFM Cap. Eccolo parlando delle sue esperienze con San Pio:

2.2.13

Candelora

La festa della Presentazione del Signore è forse più chiara come la fine del tempo di Natale nel calendario della Forma Straordinaria; verso questo momento, più o meno, finiscono le domeniche dopo l’Epifania e cominciano le domeniche prima di Quaresima, Septuagesima, Sexagesima, ecc.

Infatti, in un certo senso meraviglioso, la Presentazione compie il mistero dell’incarnazione. Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, già arrivato nel mondo, già arrivato in una famiglia umana, arriva nel suo Tempio, che è la dimora della speranza d’Israele, la dimora del Nome di Dio. Ora, Gesù Cristo, Dio-con-noi, arriva definitivamente nella storia d’Israele, nella storia della rivelazione.

Con la venuta di Gesù, il Santo dei Santi, il luogo più sacro al cuore del Tempio, che è lasciato vuoto per il Dio invisibile, è simbolicamente riempito con la sua presenza.

In questo senso, il mistero della Presentazione del Signore, come la venuta de Gesù nel culto storico d’Israele, compie le belle parole del primo Prefazio di Natale, «conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili».

17.1.13

Pupazzi Di Neve, Conigli, e Castità

Mia mamma ha fatto un coniglio di neve e mi ha mandato una foto:


Ho pensato di una delle mie storie preferite di San Francesco:

Infatti sentì divampare dentro di sé una grave tentazione sensuale, alimentata dal soffio di quel tale che ha un fiato ardente come brace. Non appena ne avvertì le avvisaglie, l'amante della castità si tolse l'abito e incominciò a flagellarsi molto forte con una corda. 
«Ehilà, diceva, frate asino, così ti conviene restare, così prenderti le battiture. Perché la tonaca serve alla religione e porta in sé il sigillo della santità: non è lecito, a un libidinoso rubarla. Se vuoi andare in qualche posto, va' pure cammina!». 
Poi, animato da meraviglioso fervore di spirito, spalancò la cella, uscì fuori nell'orto e, immergendo nella neve alta il corpicciolo già denudato e prendendo neve a piene mani, incominciò a fabbricare sette blocchi. E mettendoseli davanti, così parlava al suo uomo esteriore: «Ecco, questo blocco più grande è tua moglie, questi quattro sono due figli e due figlie; gli altri due sono un servo e una serva, che bisogna tenere per le necessità di casa. Adesso, spicciati a vestirli tutti, perché muoiono di freddo. Se, invece, le molte preoccupazioni che loro ti danno, ti infastidiscono, datti da fare per servire soltanto al Signore!» 
(San Bonaventura, Leggenda maggiore, 5)
San Francesco non ha fatto un coniglio, forse perché i conigli non hanno bisogno di vestiti.