22.9.12

Reliquie della Santa Croce

Sant'Ignazio da Santhià nell'Ufficio delle Letture oggi:

"Se il Sommo Pontefice ti inviasse da Roma una reliquia della santa croce, tu la receveresti con somma riverenza e devozione, lo ringrazieresti di tanto onore e favore. Ebbene, Gesù Cristo, Sommo Pontefice, ti ha inviato dal cielo parte della sua croce: sono i mali di cui sei vittima. Portarla per amor suo, sopportarla con rassegnazione, anzi ringraziolo per tanto favore che Egli non riserva se non alle anime predilette."

15.9.12

Va' a dietro a me, Satana!

Oggi abbiamo la confessione di San Pietro, "Tu sei il Cristo."

Come Cattolici, siamo più abituati a questo momento nel Vangelo di San Matteo, dove Gesù da le chiavi a Pietro, ma anche questa versione di San Marco è importante.

Dopo Pietro ha pronunciato questa gran verità che fonda il Cristianesimo, Gesù comincia subito a spieghare ai discepoli che significherà essere il Cristo. Gesù dice che dovrà "soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso, e dopo tre giorni, risorgere."

Pietro non ha capito. Non ha capito che Gesù, nella sua passione sarà il Servo Sofferente del profeta Isaìa. Forse Pietro pensava che Gesù fosse come uno degli uomini potente di questo mondo, dando benefici ai suoi amici e difficoltà ai suoi nemici. Si, così funziona il mondo, con la sua 'regola d'oro' sbagliata che dice, 'fai agli altri quello che loro fanno a te.'* E che viene da questa regola? La violenza, la guerra, e come ha detto beato Giovanni Paolo II, "la cultura della morte."

Se vogliamo essere Cristiani, se vogliamo partecipare alla salvezza che Dio sta facendo nel mondo, abbiamo bisogno della vera 'regola d'oro' di Gesù, "tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro." (Matteo 7,12)  Questa è 'la via stretta' che Gesù ci mostra con la sua vita, la sua passione, e la sua morte.


*Anton LaVey, La Bibbia Satanica

8.9.12

Ventitreesima Domenica (B)

Come sapete, io sono qui da voi come studente della lingua italiana. Qualche volta, è un impegno abbastanza faticoso. Non è facile imparare una lingua, ogni giorno provando a parlarla ma sempre sbagliando qualcosa.

Però, ci sono vantaggi che vengono da questa condizione, da quest'ignoranza. Per esempio, non posso dire parole cattive. Non posso dirle, perché non so quale sono. E quindi, sono sicuro da un tipo, almeno, di peccato.

Penso che la maggior parte dei peccati piccoli, dei peccati quotidiano, sia peccati che commettiamo con la voce, con le parole. Ci sono parole senza carità, bugie, bestemmie, pettegolezzi, e altre cose.

San Paolo scrive ai Efesini (4,29) : "Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un'opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano." Ogni volta che non facciamo così, siamo come l'uomo nel Vangelo oggi, chi era senza voce.

La dottrina del mistero della Santa Trinità ci insegna che da eternità, la Parola chi è Dio esce dalla voce del Padre. Creati a immagine della Santa Trinità, anche noi abbiamo una voce--una voce creata per pronunciare le parole di Dio.

Come Gesù toccò la lingua dell'uomo nel Vangelo oggi per darlo la sua propria voce, Gesù tocca le nostre lingue nella santa communione, per darci le voci che possono dire, come dice San Paolo, "le parole buone che possano servire per un'opportuna edificazione."

Riceviamo oggi il tocco di Gesù, chi vuole aprire le nostre bocche per la preghiera e la carità.

1.9.12

Ventiduesima Domenica (B)

A che serve la religione? Una bella domanda, no? Perché, nel Vangelo oggi, come dice il Signore, vediamo che si può usare la religione per trascurare il comandamento di Dio.

Come possiamo evitare questo pericolo? Leggiamo nella lettera di San Giacomo: "Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza." Facciamo così, qui in chiesa, quando celebriamo la santa Messa. Dio, in Cristo, per mezzo della santa communione, pianta in noi la sua Parola. Con la Parola di Dio piantata in noi stessi, possiamo osservare, come dice San Giacomo, la vera "religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre," quella che è la vita della carità.

Se vogliamo la gioia e la libertà di questa vera religione, di questa carità, accogliamo con fede e gioia la Carità chi e Cristo Gesù, Cristo chi vuole piantare se stesso in noi per la nostra salvezza e per la salvezza del mondo. Come dice Mosè, quando osserviamo la carità, e la mettiamo in pratica, quella sarà la nostra sagezza e la nostra intelligenza "davanti agli occhi dei popoli." E questo vale, perché Dio cerca noi come quelli che possono mostrare la sua sagezza divina al mondo.