3.3.18

Il Tempio Del Suo Corpo

III Quaresima, B

«Ma egli parlava del tempio del suo corpo.»

Cos’è un tempio? Un tempio è un posto stabilito per sacrifici. Per il Popolo di Dio nel tempo di Gesù, il Tempio in Gerusalemme era il centro del loro mondo religioso. Ogni anno, nel tempo di Natale, ascoltiamo come la Santa Famiglia salirono a Gerusalemme per presentare il Bambino Gesù e offrire sacrifici per lui. (Andare a Gerusalemme è sempre una salita – si tratta di un senso spirituale.)

Ma con la venuta di Gesù Cristo, e in particolare con la sua Passione, morte, e Risurrezione, c’è un cambiamento. I sacrifici del Tempio in Gerusalemme cessano e il sacrificio di Gesù Cristo crocifisso è rivelato – il sacrificio della nuova ed eterna alleanza, come dice la preghiera della Messa.

Quindi, dopo la Purificazione del Tempio con la cacciata dei venditori, quando i giudei dicono a Gesù,

«Quale segno ci mostri per fare queste cose?»

e Gesù risponde,

«Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere», Gesù sta parlando della sua Passione e Risurrezione. Nella sua Passione, Gesù Cristo stesso è il sacrificio offerto, il Tempio in cui il sacrificio è offerto, e il prete chi offre il sacrifico.

Tutto quanto è presentato a noi per questa terza Domenica di Quaresima perché ci avviciniamo alla Settimana Santa e i giorni del Triduo Pasquale in cui celebriamo questi misteri e, per la nostra parte, facciamo il rinnovo del nostro battesimo. Come dice San Paolo, noi siamo stati battezzati nella morte di Cristo.

Ma cosa vuol dire, essere battezzato nella morte di Cristo?

Teniamo presente che anche se Gesù Cristo poteva morire nella natura umana – che aveva preso in prestito da noi attraverso l’umiltà e l’obbedienza della Vergine Maria – come  una persona divina, come Verbo di Dio, la morte non poteva tenerlo. E, come sappiamo, dopo aver osservato il riposo del Sabato come un buon ebreo, quella Domenica dopo la sua Passione, il Cristo Risorto è stato rivelato come l’inaugurazione della nuova creazione.

Questo è il mistero pasquale, e significa che Gesù Cristo ha passato, con la nostra umanità, attraverso la morte che i nostri primi genitori hanno meritato con il loro peccato, a una vita nuova.

E essere battezzato nella morte di Cristo vuol dire che questo mistero pasquale ha fatto dimora nella nostra anima, nella nostra vita. Questo è la buona notizia del Vangelo: la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte già vive in noi.

Certo, a volte questa verità viene poco chiara perché rimangono in noi le ferite del peccato e la concupiscenza, e per questo, a volte, cadiamo ancora in qualche peccato. Ma queste triste contese sono così piccole in paragone con la verità che la vera battaglia è già vinta e la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte dimora in noi per mezzo della grazia del battesimo. E celebriamo questa vittoria ogni Domenica nella santa Messa e riceviamo, nella santa comunione, il sacrificio di Cristo – il suo corpo spezzato, sacrificato, e risorto di nuovo nel nostro corpo, nella nostra vita.

Quindi, la nostra vita spirituale è un cammino di abbandonarsi alla vittoria di Cristo che già vive in noi. Proprio questo è lo spirito del rinnovo del nostro battesimo che celebreremo a Pasqua. Nel frattempo, abbiamo questi giorni della Quaresima, che, come pregheremo nella preghiera eucaristica di questa santa Messa, Dio dona ai suoi fedeli perché si preparino con gioia. (Prefazio della Quaresima I)

5.1.18

La Luce

Epifania

Àlzati, rivestiti di luce, è la richiama dal profeta Isaia, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Anche se a volte questo mondo può sembrare tenebroso, oggi ci rallegriamo nella rivelazione del Cristo, la vera luce.

Il tempo di Natale è pieno del tema di luce. Le luci sono la decorazione natalizia per eccellenza, come si vede sia in chiesa che sulla strada. Il tema natalizio della luce inizia con la proclamazione del vangelo della Santa Messa del giorno di Natale,

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

7.12.17

Immacolata Concezione

Mi piace tanto questa solennità, perché, secondo me, l’Immacolata Concezione è una celebrazione davvero escatologica.

Cercherò di spiegarmi con le mie poche parole di italiano.

Forse possiamo domandarci come è possibile che la Vergine Maria godeva della salvezza che viene dalla Passione, morte, e Risurrezione di Cristo prima di questi avvenimenti.

Questa domanda ci fa entrare nella verità: la dottrina dell’Immacolata Concezione ci mostra che la grazia e la salvezza della Risurrezione non è qualcosa storica, ma qualcosa di eternità. Infatti, la novità della Risurrezione è che, in Cristo Risorto, un evento che appartiene alla fine della storia e alla fine del mondo si è fatto un evento in mezzo alla storia umana. La Risurrezione è la rivelazione del nostro destino eterno, rivelato nel tempo per la nostra speranza e per attirarci a Dio.

Perché la storia della salvezza non è che Dio ha creato Adamo e Eva, li ha messo nel giardino e poi, dopo il loro peccato la Santissima Trinità si è incontrata dicendosi,

Allora, la creazione è caduta; cosa possiamo fare aggiustare la situazione? Ah, lo sappiamo … tu, Verbo, vai in terra, ti farai carne, ti farai sacrificio, ecc. e la creazione verrà salvata.

No. La grazia della venuta di Cristo è stata con noi dall'inizio; infatti, la creazione esiste proprio perché il Verbo fatto uomo le venga incontro. Come preghiamo spesso nei vespri, tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. (Col, 1, 16)

Quindi, anche l’umanità e stata creata in vista della volontà di Dio di unirci, in Cristo, alla vita beata e creatrice della Santissima Trinità.

Con un privilegio speciale, la Vergine Maria gode di questa grazia, di questo destino, fin dal primo istante del suo concepimento e per questo, lei diventa per il mondo l’aurora della salvezza che sarà compiuta in Cristo Risorto. Celebriamo oggi quest’aurora della nostra salvezza, la rivelazione occulta della Risurrezione nell'Immacolata Concezione della Vergine Maria.

7.10.17

La Vigna del Signore

XXVII Domenica, A

Cari fratelli e sorelle, per la terza Domenica ci troviamo nella vigna del Signore. E meno male, perché è una immagine bella e ricca per noi amati da Dio e piantati in modo speciale nella vigna come anime consacrate.

Ogni anno, io rimango colpito della bella descrizione della vigna del Signore scritta da uno dei martiri di Corea, che si legge nella Liturgia delle Ore nel giorno della loro festa:
«Guardate l'agricoltore che semina nel campo: a tempo opportuno ara la terra, poi la concima e stimando un niente la fatica portata sotto il sole, coltiva il seme prezioso. … Similmente ha fatto il Signore con noi: la terra è il suo campo, noi uomini i germogli, la grazia il concime. Mediante la sua incarnazione e redenzione egli ci ha irrigato con il suo sangue, perché potessimo crescere e giungere a maturazione.» (Sant'Andrea Kim Taegon, prete e martire di Corea)
Come anime piantate nella vigna del Signore, egli ci ha irrigato con il suo sangue, perché potessimo crescere.

2.9.17

Le Nostre Croci

(XXII Domenica, A)

Questo brano del vangelo di San Matteo che abbiamo appena sentito e quello della Domenica scorsa formano un insieme, un singolo discorso molto profondo sulla missione di Gesù Cristo e la vita di coloro che lo seguono, i cristiani.

Dunque, per iniziare ci ricordiamo del vangelo della Domenica scorsa, quello della grande confessione di San Pietro, Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente e l’annuncio dello stesso Gesù che edificherebbe la sua Chiesa sul fondamento saldo della ‘pietra’ di questa confessione di fede. E tutti noi, come Chiesa, come cristiani, siamo eredi della rivelazione e della grazia di questo grande momento nella storia della salvezza.

Ma dopo questo momento così gioioso e profondo della fondazione della Chiesa e il conforto e coraggio che viene dalla promessa che le potenze degli inferi non prevarranno su di essa, arriviamo alla parte del brano, forse più difficile, che abbiamo oggi.

21.7.17

Maria Maddalena

(Gv 20, 1-2.11-18)

La festa di Maria Maddalena è una delle mie preferite.

Perché secondo me, l’incontro di Maria con il Signore Risorto che abbiamo nel vangelo oggi parla bene della vita di preghiera cristiana.

8.7.17

Umiltà

XIV Domenica, A

Le scritture di questa Domenica ci invitano a riflettere sull’umiltà di Dio.

La profezia di Zaccaria che abbiamo ascoltato nella prima lettura dice che il nostro Salvatore verrà in modo umile, proprio con una umiltà che spezzerà le armi della violenza umana.

Poi nel vangelo, il nostro Signore stesso ci invita:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.»

Il Signore Gesù è mite e umile di cuore, e in lui troveremo ristoro per la nostra vita. Questo ristoro è la salvezza che abbiamo in Cristo, e, infatti, è la sua umiltà di cuore che ci salva.