7.12.17

Immacolata Concezione

Mi piace tanto questa solennità, perché, secondo me, l’Immacolata Concezione è una celebrazione davvero escatologica.

Cercherò di spiegarmi con le mie poche parole di italiano.

Forse possiamo domandarci come è possibile che la Vergine Maria godeva della salvezza che viene dalla Passione, morte, e Risurrezione di Cristo prima di questi avvenimenti.

Questa domanda ci fa entrare nella verità: la dottrina dell’Immacolata Concezione ci mostra che la grazia e la salvezza della Risurrezione non è qualcosa storica, ma qualcosa di eternità. Infatti, la novità della Risurrezione è che, in Cristo Risorto, un evento che appartiene alla fine della storia e alla fine del mondo si è fatto un evento in mezzo alla storia umana. La Risurrezione è la rivelazione del nostro destino eterno, rivelato nel tempo per la nostra speranza e per attirarci a Dio.

Perché la storia della salvezza non è che Dio ha creato Adamo e Eva, li ha messo nel giardino e poi, dopo il loro peccato la Santissima Trinità si è incontrata dicendosi,

Allora, la creazione è caduta; cosa possiamo fare aggiustare la situazione? Ah, lo sappiamo … tu, Verbo, vai in terra, ti farai carne, ti farai sacrificio, ecc. e la creazione verrà salvata.

No. La grazia della venuta di Cristo è stata con noi dall'inizio; infatti, la creazione esiste proprio perché il Verbo fatto uomo le venga incontro. Come preghiamo spesso nei vespri, tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. (Col, 1, 16)

Quindi, anche l’umanità e stata creata in vista della volontà di Dio di unirci, in Cristo, alla vita beata e creatrice della Santissima Trinità.

Con un privilegio speciale, la Vergine Maria gode di questa grazia, di questo destino, fin dal primo istante del suo concepimento e per questo, lei diventa per il mondo l’aurora della salvezza che sarà compiuta in Cristo Risorto. Celebriamo oggi quest’aurora della nostra salvezza, la rivelazione occulta della Risurrezione nell'Immacolata Concezione della Vergine Maria.

7.10.17

La Vigna del Signore

XXVII Domenica, A

Cari fratelli e sorelle, per la terza Domenica ci troviamo nella vigna del Signore. E meno male, perché è una immagine bella e ricca per noi amati da Dio e piantati in modo speciale nella vigna come anime consacrate.

Ogni anno, io rimango colpito della bella descrizione della vigna del Signore scritta da uno dei martiri di Corea, che si legge nella Liturgia delle Ore nel giorno della loro festa:
«Guardate l'agricoltore che semina nel campo: a tempo opportuno ara la terra, poi la concima e stimando un niente la fatica portata sotto il sole, coltiva il seme prezioso. … Similmente ha fatto il Signore con noi: la terra è il suo campo, noi uomini i germogli, la grazia il concime. Mediante la sua incarnazione e redenzione egli ci ha irrigato con il suo sangue, perché potessimo crescere e giungere a maturazione.» (Sant'Andrea Kim Taegon, prete e martire di Corea)
Come anime piantate nella vigna del Signore, egli ci ha irrigato con il suo sangue, perché potessimo crescere.

2.9.17

Le Nostre Croci

(XXII Domenica, A)

Questo brano del vangelo di San Matteo che abbiamo appena sentito e quello della Domenica scorsa formano un insieme, un singolo discorso molto profondo sulla missione di Gesù Cristo e la vita di coloro che lo seguono, i cristiani.

Dunque, per iniziare ci ricordiamo del vangelo della Domenica scorsa, quello della grande confessione di San Pietro, Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente e l’annuncio dello stesso Gesù che edificherebbe la sua Chiesa sul fondamento saldo della ‘pietra’ di questa confessione di fede. E tutti noi, come Chiesa, come cristiani, siamo eredi della rivelazione e della grazia di questo grande momento nella storia della salvezza.

Ma dopo questo momento così gioioso e profondo della fondazione della Chiesa e il conforto e coraggio che viene dalla promessa che le potenze degli inferi non prevarranno su di essa, arriviamo alla parte del brano, forse più difficile, che abbiamo oggi.

21.7.17

Maria Maddalena

(Gv 20, 1-2.11-18)

La festa di Maria Maddalena è una delle mie preferite.

Perché secondo me, l’incontro di Maria con il Signore Risorto che abbiamo nel vangelo oggi parla bene della vita di preghiera cristiana.

8.7.17

Umiltà

XIV Domenica, A

Le scritture di questa Domenica ci invitano a riflettere sull’umiltà di Dio.

La profezia di Zaccaria che abbiamo ascoltato nella prima lettura dice che il nostro Salvatore verrà in modo umile, proprio con una umiltà che spezzerà le armi della violenza umana.

Poi nel vangelo, il nostro Signore stesso ci invita:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.»

Il Signore Gesù è mite e umile di cuore, e in lui troveremo ristoro per la nostra vita. Questo ristoro è la salvezza che abbiamo in Cristo, e, infatti, è la sua umiltà di cuore che ci salva.

24.6.17

Il Dono di Grazia Non è Come la Caduta

XII Domenica, A

Oggi, nella seconda lettura, abbiamo, secondo me, una delle formulazioni teologiche più profonda e bella di San Paolo. Lui scrive, parlando della salvezza che abbiamo in Cristo, che

«il dono di grazia non è come la caduta.» (Rm 5, 12)

Cerco di spiegare perché mi sembra così importante.

5.5.17

In Crisi

(Giovanni 6,60-69)

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

È impressionante che dopo una settimana piena di insegnamento profondo e bellissimo sul Pane di Vita, il discorso finisce così.

Ma anche fa parte di un tema importante per San Giovanni. La venuta di Gesù Cristo nel mondo impone una scelta, anzi una crisi sull’umanità.  Credere, oppure no.

Infatti, nel terzo capitolo, quando Gesù dice a Nicodemo,

«E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre.»

La parola tradotta come giudizio è krisis nel greco.

Dunque, anche noi ci troviamo in crisi. Davanti all’invito di Gesù, tutti hanno qualcosa dentro che dice,

«Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?»

Tutti hanno qualche parte dell’anima che preferisce le tenebre.

Ma possiamo pregare con il nostro padre San Francesco,

Altissimo, glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo coro mio.

Affinché possiamo confessare con San Pietro,

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio.»