25.3.17

Ora Ci Vedo

IV Quaresima, A

Il vangelo e le altre letture e preghiere della Messa domenicale oggi ci invitano a riflettere sulla vera vista, su come si vede bene le cose. E vedere bene noi stessi, gli altri, e anche Dio stesso vuol dire essere capace di vedere secondo Dio.

Iniziamo con la prima lettura. Samuele, come profeta, aveva il compito di eleggere il nuovo re. Dio lo manda da Iesse il Betlemmita per trovare il candidato giusto. Quando Samuele arriva alla casa di Iesse, lui sta per agire in un modo tutto normale. Sta per eleggere Eliàb, figlio di Iesse, il fratello maggiore, cioè quello maturo e con l’esperienza più grande della vita. Scegliere un leader in questo modo è tutto normale.

Ma Dio interviene e Dio corregge Samuele, dicendo: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore».


Questa è la verità spirituale che celebriamo oggi in questa Domenica gioiosa. Ma come cammino spirituale, ci sono due passi. Primo, è necessario rendersi conto e sapere bene che troppo spesso vediamo noi stessi, gli altri, e il mondo secondo – come dice spesso Papa Francesco – una certa mondanità. Poi, come secondo passo, dobbiamo imparare come vedere di nuovo; in una vita di preghiera impariamo, pian piano, come vedere secondo Dio e scopriamo la vera vista spirituale.

In questo spirito possiamo andare al vangelo e il racconto dell’uomo nato cieco. E facciamoci la domanda: Quando riprenda la vista, quest’uomo? Quando Gesù fa il fango e così guarisce i suoi occhi perché lui veda di nuovo fisicamente? Si, questo è un ricupero della vista, sicuramente. Ma il momento in cui l’uomo nato cieco vede realmente, con la vera vista, è alla fine del vangelo quando Gesù invita la confessione di fede in lui come Figlio del Uomo e questi proclama, «Credo, Signore!»

Credere in Gesù Cristo è la vera vista. E perché? Perché, come sappiamo dal prologo dello stesso vangelo di San Giovanni, «tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.» Gesù Cristo è il principio di tutte le cose create e per questo tutte le persone e tutte le cose create portano in sé qualche traccia della sua presenza divina. Quindi, per capire e conoscere bene noi stessi, gli altri persone, e tutto il creato, dobbiamo iniziare dalla presenza di Gesù Cristo, colui che ha formato tutto. La sua impronta è l’identità più intima di tutti noi, anzi tutto il creato. È proprio in questo senso che diciamo che il primo passo nel scoprire la vera vista secondo Dio è confessare la fede che Gesù Cristo è il Signore.

Allora. Il percorso di illuminazione che quest’uomo, cieco dalla nascita, ha vissuto nel vangelo oggi è anche il cammino spirituale in cui lo Spirito Santo ci invita. Ma il primo passo è rendersi conto e accettare la nostra cecità. Noi siamo nati ciechi nel senso che prima che sapessimo meglio, abbiamo imparato tante cose che non vanno bene, che non ci conducano alla vera serenità. Ci sono abitudini cattivi, modi di pensare sbagliati, convinzioni su noi stessi e la vita ordinati solo alla nostra miseria. Questo fa parte degli effetti concreti del peccato originale. E anche se i nostri errori e modi di pensare che non vanno bene ci rattristano, siamo ancora attaccati ad essi. Questa è la vera tristezza e trappola del peccato.

Ma una volta che accettiamo e confessiamo la nostra cecità, cioè che spesso non sappiamo cosa fare o come possiamo lasciare perdere la nostra tristezza e ansietà in favore di una vita più felice e serena, andiamo a Gesù in preghiera e anche nella nostra santa comunione e cerchiamo di sentire la sua voce facendoci la domanda, «Tu credi nel Figlio dell’uomo?»

Poi confessiamo con l’uomo nel vangelo oggi, «Credo, Signore». E questo credo è la vera vista in cui impareremo a vedere bene la verità di noi stessi, le nostre relazioni con gli altri, e il nostro mondo.

Quindi, cerchiamo di sentire la voce del Signore, colui che ci darà gli occhi da vedere la verità.

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